Progetto plastiche e microplastiche

Ogni anno nel mondo vengono prodotti 300 milioni di tonnellate di materie plastiche, di cui almeno 8 milioni finiscono nell’oceano. In Europa, in particolare, si generano 25 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, molti dei quali finiscono in mare e rappresentano le componenti principali (fino all’85%) dei rifiuti marini (marine litter) trovati lungo le coste, sulla superficie del mare e sul fondo dell’oceano. Le plastiche e le microplastiche, particelle delle dimensioni di circa 5 mm o più piccole, sono ormai diffuse sia in superficie che in profondità nell’ambiente marino.

A fronte delle iniziative legislative per la riduzione delle plastiche e micro plastiche, la Workinrete.net sta portando avanti un progetto con la retista AALEA Srl in collaborazione con alcune università italiane per sviluppare nuova tecnologia tesa alla creazione di un sistema non invasivo per le specie ittiche, di raccolta sia delle micro che delle macro plastiche.

Progetto di monitoraggio delle microplastiche

La questione delle plastiche e delle microplastiche negli oceani ha cominciato a destare interesse entrando prepotentemente nelle agende politiche di molte organizzazioni, comprese quelle governative.

Secondo molti rapporti, si ha la conferma scientifica che almeno 170 organismi marini, vertebrati ed invertebrati, ingeriscano sistematicamente frammenti di microplastica. Nello studio “Plastics in seafood” di Greenpeace, su 121 esemplari di pesci che nuotano nel Mediterraneo centrale tra cui pesce spada, tonno alalunga e tonno rosso, nel 18,2% dei casi è stata riscontrata la presenza di microplastiche.

Il trasferimento con conseguente contaminazione, all’interno della catena alimentare è stato assodato da ulteriori studi scientifici, dove, tra i pesci che si nutrono di plancton nel Pacifico del Nord, si è riscontrata la presenza di plastica nel 35% dei campioni analizzati. 

La pericolosità per la salute dell’uomo è quindi conclamata, più si sale nella catena alimentare, più c’è il rischio di nutrirsi di pesci che hanno predato altri organismi già contaminati da microplastiche, attivando un effetto cumulazione sul quale sta indagando la comunità scientifica mondiale.