Principio di Codatorialità

Avvocato Cristina Flati

A cura dell’Avvocato Cristina Flati

Cosa è il principio di codatorialità

La ‘codatorialità’ è un principio che si applica solo all’interno delle Reti di Impresa e permette l’ingaggio di personale da porre in condivisione tra imprese retiste.

La ‘codatorialità’ non vuol dire che il dipendente venga assunto da due datori di lavoro (coassunzione), ma semplicemente che è soggetto al potere disciplinare di due (o più) imprese, che utilizzano in concreto la sua prestazione lavorativa per il raggiungimento degli scopi della Rete di Imprese.

L’istituto della codatorialità, infatti, è stato disciplinato dall’art. 30, comma 4-ter, del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, inserito dall’art. 7, comma 2, del decreto legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito nella legge 9 agosto 2013, n. 99.

Responsabilità, obblighi e regole per disciplinare lo svolgimento del lavoro in ‘codatorialità’ devono essere, ai sensi della legge in vigore, stabiliti dal ‘contratto di rete’ e dalle ‘regole di ingaggio’.

Affinché il principio di codatorialità sia efficace, la Rete di Imprese deve essere iscritta in Camera di Commercio e le imprese che condividono i dipendenti devono essere retiste

Inoltre, il ‘contratto di rete’ deve essere scritto e prevedere l’applicazione del principio di codatorialità.

Il costo del personale condiviso rimane quello obbligatoriamente disciplinato dai CCNL applicabili.

Questo strumento ‘flessibile’ di disciplina del lavoro è innovativo in Italia, ma conosciuto ed ampiamente utilizzato nell’Unione europea.

Le Reti di Impresa hanno lo scopo di accrescere le conoscenze, metodi e procedure delle imprese che la compongono, la competitività e le capacità produttiva dell’azienda in rete.

Per questo motivo, il legislatore ha così previsto la possibilità di condividere la forza lavoro al fine di permettere alle aziende retiste una crescita reciproca fondendo il know how per obiettivi comuni.

Le aziende della Rete di Imprese, tuttavia, non perdono la loro autonomia, ma la valorizzano nel ‘sistema Rete’.

Tecnicamente

Il D. L. n.5/2009, convertito con la legge n.33/2009, per primo ha conferito alla rete di imprese un’autonoma rilevanza giuridica. A favore di tale forma di aggregazione tra le imprese, il Legislatore ha previsto, all’art. 7 I.9 agosto 2013, n.99, la possibilità di accedere alle inedite ipotesi di “codatorialità” e di “assunzione congiunta” del personale. Ebbene, si ammette espressamente, con il nuovo articolo 30, comma 4-iter D.Lgs. 276/2003, la “codatorialità dei dipendenti ingaggiati con regole stabilite attraverso il contratto di rete”, consiste nell’utilizzo cumulativo e promiscuo di uno o più lavoratori, formalmente dipendenti della singola retista e la cui prestazione verrebbe gestita, in funzione di un interesse condiviso, propriamente di “rete”, secondo i modi e le regole stabiliti, attraverso il contratto di rete. Alla base del modello di codatorialità, non vi è una eadem causa obligandi, posto che sarebbe il datore di lavoro originario, in luogo di distaccare con singolo provvedimento temporaneo il lavoratore, a porlo a costante disposizione per l’utilizzo condiviso da parte delle altre retiste, secondo le regole stabilite nel contratto di rete. Per effetto della stipulazione del contratto di rete ed in particolare della (facoltativa) pattuizione sulla codatorialità, dunque, i codatori esercitano contestualmente un potere direttivo iure proprio e non di natura delegata. Il lavoratore, accettate le regole di ingaggio, erogherà la prestazione a favore del soggetto utilizzatore, eseguendo l’ordine del titolare del rapporto, il quale non rinuncia comunque al proprio potere direttivo durante le fasi del lavoro. Quanto alla responsabilità è necessario evidenziare come, nel silenzio delle parti, la regola sia la solidarietà nel debito, salve le limitazioni pattizie del regime di responsabilità da parte delle retiste, come espressamente consentito dalla legge e confermato dalla circolare Min. Lav. 35/2013.

Principio di codatorialità nelle reti di impresa avvocato Cristina Flati

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